Non è mai facile trovare il modo per ricordare le vittime di un evento tragico. Il rischio di cadere nella mera esposizione luttuosa dei segni concreti della tragedia, di esporre il ricordo al voyeurismo dei visitatori, di trasformare il dolore in spettacolo o anche solo in commiserazione forzata, è sempre molto alto.

Non è così per il Museo per la Memoria di Ustica a Bologna.

In via di Saliceto, in un padiglione all'interno dell'ex deposito di inizio Novecento dell'Atc (l'azienda bolognese dei trasporti pubblici), l'Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica ha creato - a ventisette anni dallo sconcertante abbattimento del DC9 Itavia in volo di linea tra Bologna e Palermo - un museo simbolo, un museo per ricordare e non un sepolcro.

I rottami dell'aereo riprendono forma al centro dell'edificio e diventano parte integrante dell'installazione permanente dell'artista francese Christian Boltanski.

Lampadine, ottantantuno come le vittime, si accendono e si spengono con il ritmo del respiro sopra il simulacro di velivolo. Nove grandi casse nere  contengono tutti gli oggetti personali dei passeggeri, presenti ma invisibili.

Tutto intorno, ottantantuno specchi neri, ognuno con un altoparlante, raccontano sottovoce gli ipotetici pensieri dei viaggiatori e dell'equipaggio durante il volo.

L'impatto emotivo del Museo è notevolissimo. Le voci che si sovrappongono, le lampadine che si accendono e spengono, gli specchi neri ed il relitto creano una sensazione molto intensa di partecipazione.
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